mercoledì 30 settembre 2015

Eccoci arrivati alla seguitissima rubrica del mercoledì in compagnia della nostra banda di terribili e agguerriti vecchietti.



SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA MEGLIO
                                                    
Prima parte

Oggi qui nella sala polivalente della casa di riposo ad Runcfrèdd sto leggendo con grande trasporto la notizia del viaggio del Papa negli Stati Uniti quando la signora Mafalda con un bel cerchietto luccicante sulla testa interrompe il mio racconto.
“A me mi piace ‘sto papa, è una persona seria, ma i preti…” e scuote la testa in maniera piuttosto eloquente.
“I preti?” investigo.
“I preti sono dei maiali!” sentenzia.
“Dei maiali???” faccio io mentre dal parterre si alzano versi di approvazione.
“Non tutti eh…” aggiusta il tiro la signora Mafalda mentre si sistema il cerchietto, “però alcuni vogliono fare l’amore anche loro”.
“Con chi vogliono fare l’amore?” approfondisco io.
“Con chi trovano” risponde secca.
“Va là che io gli taglierei tutto a quelli lì così non ci vanno più con le donne!”, è la signora Irma che stava aspettando il momento più adatto per sfoderare una delle sue perle di puro estremismo.
“Accidenti, addirittura?” faccio io.
“Sì addirittura!” ribatte lei sempre più accalorata, “C’era il prete del mio paese che andava a ballare e una volta mi ha chiesto di fare un valzer con lui… che schifo!”.
“Osta! E tu?”.
“Che domande, gli ho detto no!” esclama con aria disgustata.
“E io che credevo che aveste grande stima e fiducia nei preti” li provoco.
“Beh, per me sono delle brave persone”, è la signora Pia con la sua carrozzina alimentata a catetere a prendere la parola, “L’altra mattina sono andata in paese con il mio biroccio e ho incontrato Don Gino che per salutarmi è addirittura sceso dalla bicicletta e si è pure tolto il cappello”.
“Ma che cazzo dice questa!”, è Piero che dal loggione interviene picchiettandosi l’indice sulla tempia.
“Che brutte parole che usa, signore” lo redarguisce la Pia facendosi il segno della croce, “per me i preti sono gente per bene, gentili e sanno amare il prossimo”.
“Sono peggio degli altri, mangiano come dei buoi e fanno del sesso!”, ci mancava solo la signora Giuliana all’appello.
 “Adesso ve la racconto io una storia sui preti”, è Piero a intervenire ieratico battendosi l’indice sul petto.


Lo so lo so che vi lascio con il fiato sospeso ma per conoscere la storia di Piero dovrete attendere il prossimo mercoledì. Vi aspetto numerosi, stesso posto, stesso giorno, stesso blog.

lunedì 28 settembre 2015

Pronti per la consueta rubrica del lunedì? Buona lettura!


LO PSICOLOGO NON SERVE A NIENTE?





“L’altro giorno ho scritto questa”, Giacomo, capelli scompigliati e occhiali con la montatura quadrata alla Clark Kent, sventola un foglio di carta, “e ci tenevo che tu la leggessi”.
“Certo” gli faccio io.
“Non so che mi è preso, però ho cominciato a scrivere dopo l’ennesimo litigio con mamma”.
“Che vi siete detti?” gli domando.
Giacomo si aggiusta gli occhiali, che poi è una sua specie di “tic”, e mi spiega, “Lei  lunedì sera ha cominciato a strippare perché non studio, sono disordinato e sto sempre con quel cazzo di cellulare. Sì, ha detto proprio cazzo, te lo giuro. Poi da lì è partita che lei non ce la fa più a stare dietro al lavoro, alla casa e a me che non do una soddisfazione neanche a morire”.
“E tu?” chiedo.
“Io per un po’ ho ascoltato ma sentivo dentro che mi stava salendo la rabbia e quando mi ha detto, da domani vai da tuo padre che io non ti sopporto più, non ci ho visto e le ho risposto che come mamma non vale niente e altre parole molto brutte”.
“Eravate mai arrivati fino a questo punto?”.
“Qualche volta, ma non è finita qui. Lei mi ha detto, con quella sua aria disgustata, che sono uguale a papà e che noi due siamo la sua rovina. Io allora le ho risposto che è lei la mia rovina poi sono scappato in camera e ho sbattuto così forte la porta che è saltata via la maniglia”.
“E quella sera hai cominciato a scrivere?”.
“Sì proprio così” e mi porge la lettera.
Inforco gli occhiali e leggo a bassa voce.

Certo, sono uguale a papà perché sono suo figlio, o ti sei dimenticata, cara mamma. Ho preso qualche cosa da lui e anche da te, forse il peggio da entrambi visto che sono la vostra rovina. Però credo di aver preso anche qualcosa di buono che voi proprio non vedete perché vi odiate talmente tanto che non ve ne frega niente di quello che vi sta intorno. Sapete cosa dicono i miei amici di vostro figlio? Che so farli ridere e che li capisco. Penso siano due caratteristiche bellissime o no? L’altro giorno ho ascoltato due ore la Francesca che era disperata perché Luca l’aveva lasciata, qualche giorno prima ho consolato Margherita e anche Riki che erano in una crisi nera.
Lo sapete, cari i miei genitori, che la vostra “rovina” sa far ridere tutta la classe quando imita i professori? No, non lo sapete, ne sono convinto.
Chi di voi due era bravo a far ridere gli amici?
Forse non ve lo ricordate nemmeno.
Sapevate ascoltare voi?
Vedendovi adesso credo di no!

“Prima cosa grazie per avermi reso partecipe delle tue emozioni” e gli restituisco la lettera, “seconda cosa credo che tu non sia per niente una rovina, anzi…”.
“Lo credi davvero o lo dici a tutti?” mi fa Giacomo.
“Lo credo davvero” e quasi mi commuovo.

venerdì 25 settembre 2015

Eccoci arrivati alla rubrica del venerdì in compagnia di Davide e del suo Grande Progetto.


CONSIDERAZIONI NOTTURNE E DINTORNI


Secondo, e penultimo, tempo


La simpatica professoressa Gargolla ti detta un’equazione impossibile quindi si alza dalla sedia e ti pianta addosso il suo sguardo più fetente. Pensi, inquietato, che sia l’unico essere umano a muovere gli occhi avanti e indietro contemporaneamente come il camaleonte di Parson.
Sei sporco di gesso e perdi il filo dei pensieri mentre ti dice che se non riesci nemmeno stavolta a risolvere l’equazione si mette a ballare la Mazurka nel corridoio.
E non scherza visto che l’altro giorno si è dilettata con la Polka.
“Me lo sono sempre chiesta cos'è venuto a fare qui al Liceo… quelle di Brini sono braccia rubate all’agricoltura” sentenzia mentre passeggia su e giù per la classe con le mani intrecciate dietro la schiena.
Intanto qualche buon’anima tenta di suggerirti, ma non la ascolti, anzi, non la vuoi ascoltare. Vuoi vedere fino a che punto riesce a spingersi.
E’ una sfida tra te e lei.
Lo spirito maligno è di parola, tu quell’equazione non riusciresti a risolverla nemmeno in un’altra vita e allora lei si dirige in corridoio a passo di danza come se uno stereo suonasse la Mazurka di periferia.
A un certo punto dici basta, questa pantomima deve terminare.
Non sei mai stato così convinto, per quindici anni hai abbassato lo sguardo di fronte ai genitori, ai professori e all’allenatore. La verità è che ti hanno sempre considerato un buono a nulla e questa etichetta te la sei portata dietro, fino ad oggi. 
Ti dirigi, come se fosse la cosa più normale del mondo, verso il tuo banco mentre una pletora di sguardi increduli segue le tue mosse.
Ti infili il giubbotto di jeans e lo zaino quindi ti incammini verso il corridoio dove la Gargolla sta volteggiando come Carla Fracci appena colta da un ictus. La sua performance si interrompe bruscamente quando ti vede pronto per uscire.
“Brini, che sta facendo?” quasi non crede ai suoi occhi da camaleonte, “Vada a fare subito quell’equazione! Se fa un altro passo perde l’anno quantèveroiddio!”
Decidi di abbandonare il tuo aplomb e farfugli una frase in modo che ti possa sentire, “Cazzo me ne frega…”.
Quelle parole sono veramente uscite dalla tua bocca e ora non possono più tornare indietro.
“Cosaaa???” la Gargolla ha una specie di attacco di cuore.
“Cazzo me ne frega” scandisci meglio mentre la fissi, cannibale, negli occhi.
“E poi sa cara professoressa cosa penso io di lei?” continui alzando la voce, “Che è solo una zitella frustrata di mezza età, che non se la scopa più nessuno!”.
La frase filtra forte e chiara fin dentro la classe. I tuoi compagni con la bocca aperta e gli occhi sgranati a stento trattengono la risata e nello stesso tempo pensano che sei fregato.
La Gargolla, dopo qualche istante, si riprende dallo shock, il suo viso assume le sembianze trasfigurate del ciclope colpito all’occhio dall’infallibile lancia di Ulisse.
Il suo sistema nervoso centrale è in cortocircuito.
“Dal preside!!! Con questo Liceo ha chiuso!!!”, un grido rauco, distorto, da indigena.
“E’ vero professoressa, con questo liceo ho chiuso… E PER SEMPRE!”.
Improvvisamente nell’aula rimbombano delle risate e uno strisciare febbrile di sedie. La Gargolla si affaccia alla porta e urla, “State seduti! Anche tu e tu dal preside!”.
Tu corri a passi lunghi nel corridoio mentre si aprono le porte delle aule da cui escono professori allarmati. Ti fiondi fuori dalla scuola mentre il bidello ti urla dietro di fermarti.
Finalmente sei libero e ora non ti importa di ciò che succederà, vuoi solo fuggire e perderti nei campi di girasoli.
Insegui un autobus fino alla fermata.
“Va alla stazione?” domandi, con il fiato corto, al conducente.
Lui risponde di sì e tu sali.


Non potete assolutamente perdervi il terzo e ultimo tempo di questo breve racconto. Quindi vi aspetto numerosi anche venerdì prossimo, stesso giorno, stessa posto, stesso blog.

mercoledì 23 settembre 2015

Eccoci arrivati alla nostra consueta rubrica del mercoledì con i nostri terribili vecchietti che dissertano sul tema dell'immigrazione.


SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA MEGLIO


Anche oggi nella nostra rassegna stampa sono alle prese con il tema dell’immigrazione e io mi sento sempre più Del Debbio alle prese con un parterre agguerritissimo nella trasmissione Dalla vostra parte.
“Anche noi la guerra l’abbiamo passata e siamo stati tutti a casa, mica andavamo negli altri paesi a fare i vagabondi” si sdegna la signora Irma che come ben sapete potrebbe diventare membro onorario della Lega Nord.
“E poi c’è il rischio delle malattie perché sono gente sporca” è sempre lei a suonare la carica.
“Ok Irma, ma ormai sono arrivati qua e non possiamo rimandarli indietro” provoco il parterre, “quindi secondo voi che cosa bisognerebbe fare?”.
“Bisognava pensarci prima!”, è la signora Giuliana con la frangia alla Ringo Starr a prendere la parola, “Non bisognava farli venire a questi qua, non vedi che ci hanno invaso e sono tutti di loro”.
“Non sono d’accordo, bisogna darci da mangiare a quei poveretti!”.
Attenzione, una voce fuori dal coro, è la signora Pia con il suo caschetto alla Caterina Caselli e una passione atavica per Nilla Pizzi a continuare, “Mi ricordo che era il tempo in cui i tedeschi scappavano perché erano arrivati gli americani. Un giorno ci si sono presentati a casa feriti e affamati e chiedevano il pane e noi gliel’abbiamo dato”.
Quasi quasi mi commuovo di fronte a cotanto buon animo e le domando, “Quindi tu saresti per accoglierli e dar loro da mangiare?”.
“Sì, se si comportano bene, sì. Non si nega da mangiare a nessuno, nemmeno al nemico, perché la fame è brutta”.
“Quindi loro sono il nemico?” le chiedo.
“Eh sì, sono il nemico!” è la signora Giuliana ad anticipare le colleghe, “Sarò cattiva ma io ho una gran paura di quelli lì e se mi venissero ad abitare vicino me ne andrei di corsa”.
“Gli albanesi so’ cattivi”, dal nulla spunta la vocina della signora Angelica, vi ricordate?, quella che lacrima come la Madonna di Lourdes e parla una volta al mese.
“Lo sai cosa mi ha detto mia figlia?” domanda la signora Irma con un’espressione seria e risentita, “Che vicino casa sua hanno rubato un intero filare d’uva!”.
“Addirittura!?!” esclamo, “Ma chi hanno rubato?”.
“Come chi!?! Quei maruchèn!” specifica.
“Ma li hanno visti?” la provoco.
“No, ma sono stati loro”.
“Chi te l’ha detto?”.
“Ma chi vuoi che sia stato?” risponde quasi offesa da tutte quelle domane, “Sono stati loro per forza, perché quella è gente cattiva!”.
“Andiamo bene” farfuglio mettendomi le mani nei capelli.

lunedì 21 settembre 2015

Eccoci arrivati alla consueta rubrica del lunedì in compagnia di Marcos.



LO PSICOLOGO NON SERVE A NIENTE?



Quando, con lo sguardo, ho seguito Marcos nel breve tragitto tra la porta dello Sportello Ascolto e la sedia ho pensato subito che non avesse la minima voglia di avventurarsi in un colloquio con il sottoscritto. Occhi a mezz’asta, postura lievemente ingobbita e andatura caracollante.
E invece nonostante quell’apparente indolenza mi dice che ha bisogno di sfogarsi perché qua a scuola ha pochi amici e in generale pensa che i ragazzi della sua età non possano capire i suoi tormenti.
“Dottore” esordisce, ma prima che possa continuare lo interrompo, “Mi fa un po’ strano se mi chiami dottore, chiamami T.” e gli sorrido.
Marcos annuisce e prosegue, “T., è inutile girarci intorno, il problema è mia mamma”.
“Spiegami bene” annuisco.
“E’ una donna lunatica, un giorno mi abbraccia e mi bacia, il giorno dopo non fa altro che insultarmi”.
“Per quale motivo ti insulta?”.
“Per tutto, per la scuola, per il disordine, perché sono cambiato in male e perché non mi confido con lei. Sì, proprio così, si arrabbia perché dice che non sa più niente di me e non mi capisce più”.
“In passato ti confidavi con lei?” gli domando.
“Sì, siamo quasi sempre stati io e lei, mio padre infatti per dei mesi stava, e sta, fuori per lavoro, e prima parlavamo tanto ma ora è diverso”.
“In che senso è diverso?” investigo.
“Dice che sono diventato arrogante e per ogni cavolata scatto. E poi a dir la verità adesso non mi va per niente di parlare con mamma delle mie cose private”.
“Quindi mamma forse ha ragione quando dice che sei cambiato”.
Marcos ci pensa su quindi con un bel sospiro mi fa, “Certo, vorrei vedere, ormai ho sedici anni! E poi è vero che sono diventato arrogante ma è colpa sua che mi stressa… anche se ammetto che fare il genitore non è facile per niente soprattutto con un figlio come me” e ride di gusto.
“Interessante” intervengo io, “spiegami bene”.
“Io non ho un carattere facile, sono bello tosto ma anche lei non si capisce cosa pretenda da me, sembra che mi voglia più autonomo ma poi si preoccupa se lo divento. Eccheppalle!”.
“E’ sì, non è facile il mestiere del genitore”.
“Per niente” conferma Marcos, “e poi non basta mamma, c’è anche nonna che rompe all’ennesima potenza. Lei sì che pensa ancora che sia un bambino! Mi sta appiccicata come quando andavo alle elementari, sempre a chiedermi cosa voglio da mangiare, se ho dormito, studiato, messo a posto la camera, echeppalle!”.
“E tu?”.
“Io mando tutti a quel paese e mi rintano in camera con la musica a tutto volume così nessuno mi rompe più”.
“Funziona?”.
“A volte sì, a volte no” e sorride.

venerdì 18 settembre 2015

Eccoci arrivati alla nostra consueta rubrica del venerdì. Oggi il "primo tempo" di un breve racconto.


CONSIDERAZIONI NOTTURNE E DINTORNI

Primo tempo


Scendi dall’autobus spintonato da una torma di licantropi quindicenni che ululano dietro a una ragazza con gli occhi verdi e due tette spaziali.
Sono patetici, pensi.
Ti senti un alieno perché non fai apprezzamenti e non elenchi le posizioni in cui te la faresti. In prossimità dell’entrata ti si fa incontro Rondoni tutto trafelato. Senza nemmeno salutarti comincia a frugarti nella cartella come un cane randagio nella spazzatura finché non addenta il tuo quaderno di latino. A quel punto si appoggia al muretto per copiare la versione. Stavolta l’hai fatta da schifo, anzi l’hai lasciata a metà, ma sono cavoli suoi, pensi.
Il Grande Progetto ti occupa la mente e ti risucchia la concentrazione, non c’è spazio per quelle stupidissime versioni.
Mentre attraversi l’atrio e saluti Germano, il bidello, che come tutte le mattine si sta sbucciando un’arancia, ti sale l’angoscia e cominci a pensare che sarebbe meglio  lasciar perdere.
Forse sto facendo una cazzata, soppesi.
Eppure fino a ieri eri sicuro di te, inflessibile.
Sulle scale incontri Ambra. Con i suoi occhi buoni da Bambi e l’aria ostinatamente distratta, sembra che sia appena precipitata da un’altra galassia. Lì al Liceo tutti la considerano una svitata ma in realtà tu sai bene che è solo un tantino originale e forse un po’ troppo sensibile per il pianeta terra.
Stanotte vi siete messaggiati fino all’una e tu hai trovato il coraggio di rivelarle il Grande Progetto. Non ti ha dato dello stupido e non ha cercato di fermarti. Ti ha capito come non ti capirebbe nessuno.
Ora ti domanda per l’ultima volta se sei davvero convinto, ti sussurra un po’ imbarazzata che per te ci sarà sempre quindi ti butta le braccia al collo e ti riempie di baci.
Entri in classe, ti rintani nel loggione, da una parte c’è Rondoni che ti maledice perché hai fatto una mezza versione senza senso e dall’altra Gordon che scarabocchia il banco con la cancellina.
Ti scappa un sorriso malinconico mentre pensi che ti mancheranno quelle quattro stronzate con gli amici. Ma neppure quelle possono alleviare il tuo tormento.
Qui, in questo ambiente, in questa città, ti senti soffocare come se ti avessero infilato la testa dentro a una busta di nylon.
Quando suona la campanella ecco che appare la professoressa Gargolla, più minacciosa di uno spirito maligno.
Entra spregiudicata e spocchiosa, già sgradevole di prima mattina. Produce la solita inutile battuta ed è subito pronta a interrogare, per non perdere un solo secondo. Passa e ripassa il registro con gli occhialini sul naso e l’espressione luciferina.
Il buon Giacomo Guidi si propone volontario, per oggi almeno ti potrebbe salvare, ma tutto è già scritto.
“Guidi, lei ha la media dell’otto, cosa viene a fare? Tanto poi ce l’abbiamo già il nostro abituale volontario” e sfoggia una smorfietta famelica.
“Davide Brini!” bercia strafottente, “Lei è il volontario perfetto!”
Qualche burattino in platea la compiace con una risata a comando.
Strisci la sedia sul pavimento quindi ti alzi con una lentezza biblica. Sai bene che il tuo atteggiamento ha già mandato in bestia la Gargolla ancor prima di cominciare l’esecuzione.
Mentre ti avvii verso la ghigliottina senti colare nello stomaco una rabbia orrenda. Ti immagini i modi più efferati per renderla focomelica.
Cerchi di mantenere i battiti al minimo, in fondo sei un provocatore, non un maleducato.
Lei però inizia il suo show. 

Continua...

Vi aspetto venerdì prossimo per il "secondo tempo", stesso giorno, stesso posto, stesso blog.  

mercoledì 16 settembre 2015

Eccoci pronti con la consueta rubrica del mercoledì in compagnia dei nostri terribili vecchietti e di una rassegna stampa molto calda.



SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA MEGLIO



Oggi qui nella sala polivalente della casa di riposo ad Runcfrèdd è il giorno della tanto attesa rassegna stampa. C’è il pubblico delle grandi occasioni, tra anziani, parenti e operatori tutti pronti a intervenire neanche fossimo ospiti di Del Debbio su rete 4. E il tema è uno di quelli caldi che divide non solo l’Europa ma anche la nostra platea di ultraottantenni a bordo delle loro carrozzine alimentate a catetere. Sì, si parla proprio di immigrazione e in particolare della presenza di profughi nella nostra Romagna.
A rompere il ghiaccio non poteva che essere la signora Irma piuttosto accalorata quando si toccano certe tematiche.
“Perché tutta questa gente deve venire qui?” esordisce con una smorfia di disgusto, “Non ce n’è abbastanza in Italia di disoccupati?”.
“Certo non è un periodo buono per l’occupazione” confermo.
“Non lavorano e così dopo cominciano a rubare e fanno gli omicidi” sentenzia.
“Guarda qua Irma” le indico un’immagine sul giornale in cui un gruppo di immigrati scalzi protestano di fronte alla sede del comune di Cesenatico.
“Sono pure scalzi!” scuote la testa con una smorfia di disgusto.
“Appunto, non hanno i soldi neanche per le scarpe… non ti fanno nemmeno un po’ di pena?” la provoco.
“Pena?!?” e mi guarda come se avessi appena bestemmiato, “E’ che sono dei vagabondi!”.
Sto per ribattere quando dalla platea si alza la vocina della signora Angelica con la sua congiuntivite che la fa lacrimare più della Madonna di Lourdes, “Gli albanesi so’ cattivi”.
Dovete sapere che all’età di novantacinque anni la signora Angelica ormai parla una volta al mese e quindi per noi è un grande onore che oggi sia intervenuta. Mi dispiace solo che si porti dietro ancora quel trauma che risale al tempo in cui viveva a Gatteo e i suoi vicini albanesi le rubavano gli ortaggi e la frutta. Anche se poi aveva risolto la situazione a modo suo, infatti una sera era uscita di casa con il fucile del marito deceduto e aveva cominciato a sparare. Chissà perché da quel giorno gli albanesi hanno smesso di importunarla.
“Stai tranquilla Angé che adesso sono diventati buoni” la rassicuro.
“Ma perché devono venire tutti in Italia?” riprende la signora Irma, “Le altre nazioni non li prendono mica, la Germania per esempio”.
“Perché noi siamo dei coglioni!” è Piero che dal loggione dice la sua.
“E perché secondo voi in Germania non li accettano?” domando.
“A cosa serve quella gente lì?”, è ancora la signora Irma, sempre più eccitata, a prendere la parola “Non lavorano e vanno a rubare, per forza non li vogliono”.
Quindi tu, Irma Riceputi, se fossi il presidente del consiglio cosa faresti?” continuo a provocarla.
“Io metterei un cancello con il filo spinato laggiù, dai da dove vengono su” specifica e io credo si riferisca a Lampedusa, “così vedrai che se la finiscono di venire qua!”.

“Andiamo bene” sospiro e intanto penso che per fortuna la signora Irma non si è mai dedicata alla politica.